innovazione

La sostenibile pesantezza dell’innovazione nella società delle opportunità

Secondo il World Economic Forum Future of Jobs Report viviamo in un mondo in cui si stima che il 65% dei bambini che oggi entrano alle scuole elementari avranno un lavoro che in questo momento non esiste ancora. Può sembrare incredibile, e in effetti lo era pensarlo fino a qualche anno fa, adesso invece è semplicemente così.

Nuovi lavori e lavori innovativi per una nuova società

Oggi lavoriamo e viviamo in contesti pieni di incertezza e densi di cambiamenti che assumono sempre più quella dimensione di vita liquida moderna che secondo Zygmunt Bauman è “destinata a rimanere erratica e capricciosa”. Una società che un altro grande sociologo contemporaneo, Ulrich Beck, con la sua straordinaria capacità di illuminare molti dei paradossi di cui siamo spesso ignari spettatori, ha definito società del rischio dove è possibile trovare certamente insidie ma anche opportunità, grandi opportunità come non è mai accaduto in passato. Opportunità, però, che, aggiungo io, non sono alla portata di tutti, ma solo di quanti non hanno subito l’innovazione ma deciso di lasciarsi travolgere da questa rivoluzione imparando così a viverla accettandone anche quella pesantezza che, soprattutto a chi non appartiene anagraficamente e non solo alla categoria dei millennials, a volte sembra insostenibile.

Giornalismo immersivo: inserire il pubblico all'ìinterno della storia

Una rivoluzione, dunque, che è già realtà anche in settori tradizionali da old economy: nell’editoria, per esempio, l’intelligenza artificiale ha già iniziato a rivoluzionare il modo di produrre le notizie. Agenzie come Associated Press, Reuters e AFP usano gli algoritmi per analizzare le informazioni e gestire così i lanci delle notizie. Operazioni che prima prevedevano l’impiego di tanti giornalisti per attività ripetitive e comunque prive di valore aggiunto, oggi sono gestite da algoritmi in grado di valutare e incrociare enormi quantità di dati.

Un’innovazione che in alcuni casi si è già spinta verso soluzioni di giornalismo immersivo, come nel caso del New York Times e del Wall Street Journal dove si sta sperimentando un giornalismo innovativo realizzando video che portano il lettore dentro la notizia. Nonny de la Peña, una rivoluzuionaria giornalista americana, è stata tra i primi a credere in questo nuovo modo di coinvolgere i lettori. Da anni, infatti, sperimenta forme di giornalismo immersivo con l’obiettivo di inserire il pubblico all'interno della storia. Il risultato è un'esperienza evocativa che Nonny de la Peña spera possa aiutare le persone a vivere le notizie e le informazioni in generale in un modo completamente nuovo. E’ chiaro che non si può ancora parlare di giornalismo immersivo, ci sono infatti tante barriere economiche, culturali ed etiche da superare. Qualunque sia il problema, e sicuramente ce ne sono ancora tanti da risolvere, la strada è stata comunque tracciata da pionieri come de la Peña che hanno intrapreso l’esplorazione e si stanno spingendo con coraggio e determinazione verso la nuova frontiera.

Cucina molecolare: Ferran Adrià e il suo ristorante elBulli

In un altro settore, finora ritenuto distante dall’innovazione, un altro pioniere si è messo in viaggio: Ferran Adrià. Il cuoco più famoso del mondo, uno dei più grandi di tutti i tempi, da alcuni definito lo Steve Jobs dei fornelli per l'innovazione della cucina molecolare, ha già fatto una rivoluzione nel settore della gastronomia con il suo locale elBulli. Un ristorante che riceveva due milioni di richieste l’anno per ottomila posti disponibili, un luogo in cui Adrià, innovando le tecniche della cucina, è riuscito a trasformare l’esperienza di una cena facendola diventare uno spettacolo. L’esperienza del Bulli, in ventisei anni di attività, ha prodotto migliaia di ricette e altrettanti oggetti di design che hanno ricevuto importanti riconoscimenti.

Ferran Adrià però ha deciso di spingersi oltre con il progetto elBulli Foundation. Un progetto complesso che sta portando avanti insieme a una settantina di cuochi, storici, filosofi, ingegneri, sommelier ecc., avvalendosi anche della collaborazione di Google, Telefonica, il MIT e Harvard. Un cantiere aperto, un progetto in progress che è ancora difficile da codificare e quindi identificare nella sua interezza. Una costruzione che non ha ancora preso forma, ma che Adrià ha deciso di edificare su una pietra angolare il cui nome è innovazione che secondo lui se sei predisposto, sei organizzato, sei concentrato “… semplicemente accadrà”.

Nuovi pionieri e nuovi spazi per le opportunità

Nella società di oggi, la stessa in cui convivono minacce e opportunità, che resta erratica, capricciosa e ostica perché non sempre facilmente codificabile, il ruolo di questi pionieri è fondamentale perché rende, a mio parere, sostenibile la pesantezza dell’innovazione consentendoci di continuare a trovare spazi disponibili fuori dalla realtà o meglio fuori da ciò che molti continuano a pensare sia la realtà.

Giuseppe Mizio

Senior Sales Consultant


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