Un nuovo vocabolario per una nuova ripartenza

L’estate è da sempre tempo di riflessioni e progetti per ripartire a settembre. Purtroppo, nuvole scure si addensano sul nostro prossimo futuro a causa di una crisi indotta e, nel caso dell’Italia, acuita dal Covid.

Le parole segnano l’attenzione che diamo alla realtà. Ecco perché ho deciso di stilare un breve elenco di parole da tenere sul radar nei prossimi mesi ed un filo rosso che le lega:

  • Impatto
  • Innovazione
  • Sostenibilità
  • Antifragilità

Impatto: è ormai un trend che sta consolidandosi nel mondo degli investitori in startup e non solo. Nel 2050 saremo oltre 10 miliardi su un pianeta sempre più sofferente e le soluzioni alle sfide che abbiamo davanti arriveranno dalla nostra capacità di accelerare il trasferimento di idee e progetti dai centri di ricerca e dalle università al mondo reale. Le Startup sono il veicolo adatto ma serve il carburante rappresentato da risorse finanziarie in grado di alimentare la crescita di progetti ad alto rischio tecnologico e di mercato.

Il Mondo dei VC ha tradizionalmente guardato alla redditività dei propri investimenti con una visione orientata al solo ritorno dell’investimento (ROI) trascurando – nelle proprie decisioni di scelta – altri fattori tra i quali l’impatto potenziale delle soluzioni sul nostro pianeta.                                                                                          L’acronimo  ESG (Environmental, Social and Corporate) serve a individuare  quelle aziende  guidate dai tre principi raccolti nella sigla e sembra che il mercato abbia iniziato a premiarle; BlackRock – il più grande gestore di fondi di investimento nel mondo  – ha fatto dell’ESG un criterio di scelta discriminante ( “ By the end of 2020, all active portfolios and advisory strategies will be fully ESG integrated”).                                                             La recente survey del Global Impact Investing Network  mostra che l’Impact Investing vale 715 miliardi di dollari (100 volte il valore di otto anni fa).

Forse Il Covid non ci ha resi migliori ma ha sicuramente evidenziato la nostra fragilità e la necessità di risorse e investimenti per sopravvivere su questo pianeta.

Innovazione: uno dei termini più abusati e non solo nelle letture di manager e startupper. Senza scomodare Schumpeter (sostenitore del ruolo dell’imprenditore nel processo di distruzione creativa),  o Christensen (il padre della distinzione tra innovazione radicale e incrementale), in un’Era che ha tanto bisogno di innovazione  la distinzione fondamentale è tra  Shallow innovation e Deep Innovation, ovvero tra l’ennesima app e soluzioni in grado di indirizzare le sfide che ci attendono. Detta in altri termini, nelle parole di Jeff Hammerbacher “The best minds of my generation are thinking about how to make people click ads. That sucks” o in quelle di Peter Thiel “we wanted flying cars, instead we got 140 characters”.  Nel prossimo futuro le deep tech startup saranno the “new tech” e le icone di startup con al centro tecnologie in grado di indirizzare temi come l’inquinamento delle acque, la scoperta di nuove molecole, soluzioni per garantire l’accesso ai servizi sanitari da remoto o la individuazione precoce di tumori attraverso nuovi algoritmi.

Sostenibilità: Silicon Valley significa Unicorno – termine coniato nel 2013 per indicare realtà valutate oltre 1 miliardi di dollari – Uber, We Work, Airbnb … sono alcune delle icone  di un modello che ha al centro enormi disponibilità di capitale di rischio per accelerare  la fase di crescita di imprese che non genereranno utili per molti anni, inseguendo metriche slegate dai fondamentali (costi, ricavi e profittabilità) puntando all’ampliamento della customer base. Una nuova figura sta emergendo  – non mitologica ma reale – il Cammello, in grado adattarsi al nuovo clima, di sopravvivere in ambienti ostili, consapevole che la gara non è quella di arrivare per primi al mercato ma di sopravvivere nel lungo periodo. Perseguire, contemporaneamente, crescita e sostenibilità. Un approccio che può fare la differenza tra sopravvivenza e fallimento soprattutto in presenza di shocks esterni (Covid!). Nelle parole di uno dei co-founder di Quona Capital – una investment firm – “breakeven is the new black”.         Nuove riflessioni, nuovi approcci coerenti con la “nuova normalità” dove a sopravvivere saranno, probabilmente più i Cammelli che gli Unicorni, così come Alex Lazarow nel suo Out-Innovate ci ricorda.

Antifragilità: siamo sopraffatti da articoli e letture sulla Resilienza. Nassim Taleb – famoso per aver introdotto la figura del Cigno Nero – si sofferma invece su un nuovo termine che meglio descrive la nostra situazione attuale: Antifragilità (“l’Antifragilità va al di là della resilienza e della robustezza. Ciò che è resiliente resiste agli shock e rimane identico a se stesso; l’antifragile migliora”).                                                                                     Antifragilità, ovvero la capacità di trarre vantaggio dalla volatilità e dal disordine (da cui la differenza dalla robustezza e dalla resilienza). Taleb utilizza un esempio illuminante: spedire un oggetto in un pacco, ad esempio una coppia di calici che sono oggettivamente fragili. Il pacco fragile si spera arrivi integro “nel migliore dei casi” (se ho provveduto a proteggere i miei calici avendo cura di segnalare sull’involucro esterno la fragilità del contenuto). Alla domanda, definite l’opposto di fragile, si è portati a rispondere con “robusto”, solido, etc…Tutto ciò che è robusto non si rompe e non migliora. Immaginiamo qualcosa che, non solo sarebbe indistruttibile, ma “potrebbe perfino trarre beneficio da eventuali scossoni e cadute”…. Ed ecco la sintesi: il pacco fragile sarebbe integro nel migliore dei casi, quello robusto lo sarebbe nel migliore e nel peggiore dei casi ma, l’opposto di fragile, è ciò che rimane integro nel “peggiore dei casi”. Noi, le nostre organizzazioni, la nostra società, dovremo essere Antifragili. Un tema e una direzione da approfondire.

Cosa lega queste parole?

Un atteggiamento e un approccio coerenti con le sfide che ci aspettano e la consapevolezza di perseguire una visione di lungo periodo, che:

  • abbia l’obiettivo di trovare e sostenere progetti che creino “impatto”;
  • sfrutti l’innovazione emergente sostenendo quella “deep”;
  • permetta la sopravvivenza di startup in grado di migliorare la nostra vita su questo pianeta, garantendo loro tempo e impiegando le risorse per creare valore e non per inseguire metriche “deboli”;
  • sviluppi strategie orientate meno alla ricerca di prevedere cigni neri e più a progettare sistemi antifragili che possano sfruttare le opportunità che eventi, più o meno immaginabili, genereranno.

 

Stefano Mizio

Head of Startup Acceleration Programs & International Projects at PoliHub Innovation Park e Startup Accelerator

 


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